Trash the dress: si, lo voglio!

Un servizio fotografico anticonvenzionale di origine americana

Avete mai valutato la possibilità di indossare una seconda volta gli abiti scelti per il giorno del vostro matrimonio?

Questa idea, apparentemente contraddittoria e sicuramente poco convenzionale, è alla base di un trend di origine americana che negli ultimi anni sta prendendo sempre più piede anche in Italia: il trash the dress.

Ma esattamente di cosa si tratta?

Il tresh the dress, letteralmente “butta, rompi il vestito”, è un servizio fotografico post matrimoniale per il quale gli sposi indossano abiti ed accessori scelti per il giorno delle loro nozze allo scopo di realizzare degli scatti alternativi in location suggestive, immortalando attività e situazioni originali.

Come accade spesso, anche in questo caso la paternità del fenomeno è statunitense: si pensa infatti che il padre del tresh the dress sia stato il fotografo John Michael Cooper, il quale inaugurò questa tendenza a Las Vegas nell’(ormai!) lontano 2001, anche se non mancano suggestioni cinematografiche hollywoodiane antecedenti che hanno probabilmente influenzato questa moda.

Sicuramente si tratta di una concezione completamente agli antipodi rispetto alle tradizioni nostrane: quante spose hanno mai pensato, nel momento dell’acquisto del loro abito più importante, di poterlo utilizzare più di una volta o, tantomeno, di distruggerlo?

Nella maggior parte dei casi le future spose scelgono il loro abito con l’intento di sentirsi belle ed uniche, quasi traslando nel vestito il concetto di amore romantico e l’augurio di un sentimento eterno. E l’abito allora si conserva nei cassetti dei ricordi, come una reliquia da ammirare e tramandare simbolicamente di madre in figlia.

Ma il trash the dress, nonostante le apparenze, nasconde in se un aspetto romantico ed un significato profondo, cioè l’augurio che, distruggendo l’abito, si elimini la possibilità di rindossarlo una seconda volta, semplicemente perché quell’amore durerà tutta la vita!

Decidere di farsi coinvolgere in questa esperienza originale è quindi, oltre che un rito benaugurale, un’occasione unica ed emozionante per creare dei ricordi anche dopo il giorno del matrimonio.

Ma quali sono gli altri lati positivi che si celano dietro il trash the dress?

Innanzitutto questo tipo di servizio fotografico permette di scegliere con maggiore libertà la location, svincolando gli sposi da problematiche legate alle tempistiche e alle distanze che invece influenzano il servizio fotografico nel giorno delle nozze. Si può così optare per luoghi suggestivi, legati a dei ricordi o simbolicamente importanti per la propria storia d’amore.

Una bianca spiaggia in cui giocare con la sabbia o fare tuffi in acqua, i verdi cammini di campagna o le atmosfere suggestive di un bosco, le vie trafficate e coloratissime di una metropoli o i vicoli nostalgici di un piccolo borgo, le attrazioni di un luna park per tornare simbolicamente bambini o un paese esotico scelto come meta per la luna di miele possono diventare scenari perfetti per esprimere al meglio la personalità di ogni coppia.

Ed è proprio questo infatti un secondo vantaggio del trash the dress: i neo sposi, liberi dal serrato (ma necessario!) timeline del giorno delle nozze possono dedicarsi in libertà del tempo prezioso, trasformando un servizio fotografico in un momento di festa e, perché no, anche in una vera e propria vacanza.

L’atmosfera informale poi favorisce sicuramente il gioco ed il divertimento: spazio allora a scatti spontanei con cui esprimere al meglio la propria personalità ed ironizzare simpaticamente sulla propria coppia.

Non solo “distruzione” quindi, ma anzi una vera e propria evoluzione del reportage matrimoniale che, capace di capovolgere cliché e tabù, contribuisce a costruire i primi momenti felici di condivisione della nuova vita da marito e moglie.

 

Ph. gallery: Giuseppe Esposito