Pane nuziale

Il pane,  oltre a costituire il principale nutrimento,  reca intrinseco un alto contenuto simbolico a cui si aggiunge nella sua manifestazione plastica-decorativa un naturale gusto estetico. Ha presenziato i più importanti avvenimenti della comunità sarda e, tra questi, quello nuziale ha conservato più di altri gli usi tradizionali legati alla panificazione. E’ tra le pareti domestiche che esso trova la sua massima rappresentazione; le donne sono le uniche addette al suo cerimoniale. A qualunque ceto sociale appartenesse, sa bona mer’e domu doveva conoscere i vari procedimenti e fasi della panificazione e gli strumenti utili per la sua attuazione.
Ella doveva saper preparare il grano per la molitura, con diverse operazioni preliminari: cernita, lavatura, asciugatura, dalla cui perfetta esecuzione dipendeva una maggiore resa in farine e in pane; saper controllare la macinazione, che avvenisse in casa o nel mulino pubblico; saper eseguire qualunque operazione: nella preparazione delle farine (spalinai, stadatzai, fai farra); nella manipolazione della pasta (impastai, commosa iciuexi, spongiai); nella divisione e nella modellazione dei campossus de pasta; nella cottura uniforme ( inforrai e coi su pani ) saper anche dosare la quantità di lievito (framentu o ghimisone o pane’onu), di acqua o di sale in relazione alla quantità e alla qualità delle farine; saper dominare i procedimenti e le tecniche atti a confezionare i diversi tipi di pane, quotidiani e festivi.
Maggiore interesse e prestigio acquistava la sposa con le manus bellas che, oltre a conoscere i segreti della panificazione, aveva anche il dono di sapere modellare e decorare il pane ad arte. Le  manus bellas venivano invitate a operare nelle occasioni più importanti e a volte in aiuto alla sposa nella preparazione del pane nuziale.
Quest’ultima avveniva durante la notte, tre giorni prima del matrimonio, e vedeva coinvolte oltre alla sposa, amiche e parenti.
Tale momento veniva vissuto come una grande festa dove non mancava di abbandonarsi ai balli accompagnati dalla musica delle launeddas.
Alla vigilia delle nozze veniva portato insieme a su portu de sa roba (trasposrto del corredo) a casa degli sposi.
L’ornamentazione dei pani per le nozze non era vincolata da schemi decorativi, ma era spesso una libera interpretazioni di pani giornalieri o di quelli usati per altre feste (pane’e sìmbula, sìmbula pintàda, pane pintu, coccòi, coccòi pintau, coccòi de pizzus ecc.)
Venivano invece maggiormente usate le decorazioni con elementi allusivi che non escludevano richiami alla simbologia sessuale. Tra le varie forme ricorrono quelle ad arco, a serpentina, a corona; quest’ultima poteva essere infilata nel collo della bottiglia del vino.
Il fiore è presente in moltissime varianti e ovunque; l’arco e la corona possono trasformarsi anche in rami fioriti, bouquets, preziose ghirlande ed il pane può fungere da bomboniera o da oggetto ricordo non commestibile.
Anche la spiga viene spesso rappresentata come simbolo di fertilità e ricchezza.
Il cuore, metafora dell’amore per antonomasia, risulta essere quasi una costante nell’ornamentazione del pane, talora veniva offerto agli sposi affinché venisse appeso  a capo del letto nuziale.
Tra i temi zoomorfi sono sviluppati in particolare quelli dell’uccello, del nido, della colomba.
Una volta confezionato, il pane nuziale veniva portato insieme al corredo nella futura casa degli sposi e consumato durante il banchetto, mentre il pane più elaborato veniva conservato dagli sposi nella camera da pranzo della propria casa.